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LA PAROLA È VIVA – Saggio poetico

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Di Natalia Di Bartolo – Sulla nascita del linguaggio, sulla parola come origine e destino dell’uomo: la sua potenza creatrice e la sua verità scenica.


La parola è l’espressione suprema dell’uomo, il primo respiro che si fa suono e, nel farsi suono, rivela la distanza fra la materia e la coscienza, fra l’animale che emette un grido e l’essere che comprende di averlo emesso. Dal vagito alla pronuncia consapevole si distende la lunga via che separa il silenzio dal pensiero e in quella via si compie il mistero della nascita umana. Nessuna creatura, se non l’uomo, possiede la parola, e in questo privilegio risiedono la sua grandezza e la sua colpa, poiché dire significa creare, ma anche deformare ciò che si dice. La parola è il Verbo, e il Verbo è divino, ma nell’atto di incarnarsi nel suono essa si mescola all’imperfezione della carne, si impregna di limiti e di desiderio, e diviene ambigua come la natura che la pronuncia. È emanazione del divino, ma nella bocca dell’uomo si tinge del colore del sangue. Così può illuminare o offuscare, guarire o ferire, essere preghiera o bestemmia e la sua doppiezza è misura della libertà di chi la pronuncia: in essa si manifesta il libero arbitrio, la facoltà di scegliere tra l’angelo e il demone che abitano nella stessa voce.

Ogni parola è un atto e ogni atto produce conseguenze visibili o invisibili. Nulla resta inerte nel suono: la vibrazione che attraversa l’aria penetra nella sostanza delle cose, altera il ritmo dei corpi, modifica il respiro di chi ascolta. Dire è agire, e per questo la parola non è mai innocente. Essa plasma, ordina, consola, distrugge; può aprire un varco o sigillarlo per sempre. Si può uccidere con la parola come con un’arma, e si può guarire come con un canto. Ogni sillaba possiede un potere e ogni potere richiede responsabilità. Nella parola si accusa e si assolve, si promette e si tradisce, si celebra e si condanna: è strumento e ferita, luce e veleno, filo con cui l’uomo tesse la sua memoria e, insieme, rete in cui rischia di restare prigioniero.

Nel teatro raggiunge il suo grado più alto di incarnazione, perché lì torna alla sorgente da cui proviene: la voce. È corpo che si fa pensiero, pensiero che si fa corpo, vibrazione che unisce chi parla e chi ascolta in un unico respiro. Sulla scena non rappresenta, ma accade; non descrive, ma genera presenza. L’attore, pronunciandola, la ricrea ogni volta; lo spettatore, ascoltandola, la completa. È un passaggio di coscienza, un incontro fra energie che riconoscono se stesse nel suono. Tuttavia può anche tacere e, nel suo tacere,  mostrare la propria necessità. Il silenzio non è la sua assenza, ma la sua ombra; la parola esiste solo perché il silenzio la delimita, come la luce esiste perché l’ombra la contiene.

Poiché è viva, non può restare immobile. Si trasforma nel tempo, muta forma e sostanza, si sporca, si consuma, si reinventa. Vive perché muore e risorge, perché attraversa le epoche e le bocche, perché si lascia ferire e poi si risana. Nessuno può possederla: appartiene a chi la pronuncia solo per un istante, poi fugge, si dissolve, diventa eco o memoria. Nasce dal corpo ma tende all’invisibile, contiene in sé la nostalgia del divino e la consapevolezza della caducità umana. Nella sua fragile materia sonora si riflette l’intera storia dell’uomo, che parla per esistere e che, esistendo, non smette di cercare la parola che lo giustifichi.

È principio e fine, seme e frutto, condanna e salvezza. L’uomo misura attraverso essa la distanza da Dio e insieme la colma; vi costruisce il ponte che unisce la terra al pensiero. È ciò che distingue e ciò che condanna, ma anche ciò che redime, perché solo nella parola l’essere ritrova la propria immagine e, pronunciandola, la offre al mondo come testimonianza del proprio passaggio. È viva e nel suo corpo vibra l’intero dramma dell’esistenza: la sete di dire, la paura di tacere, la gloria di essere ascoltati e la solitudine eterna di chi sa che ogni voce, anche la più pura, nasce già impastata di tempo e di carne. Poi tace, come ogni cosa viva, e nel suo tacere lascia traccia: un’eco che non consola ma ricorda, un suono che persiste nell’aria, quasi una memoria di ciò che fu e un’intuizione di ciò che potrà essere.

Natalia Di Bartolo © 2025

In copertina,  NOUVEAU COSMOS VI,  stampa su carta elaborata da Natalia Di Bartolo dalla propria grafica originale Nouveau Cosmos V,  © 2023

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