di Natalia Di Bartolo – Al Teatro Massimo Bellini di Catania una serata lontana dallo spirito brillante del titolo donizettiano.
Il capolavoro donizettiano, sempre brillante e ingegnoso, ha trovato in questa ultima recita al Teatro Massimo Bellini di Catania, il 25 ottobre 2025, un’esecuzione corretta ma priva di autentico slancio. Dal palcoscenico è trapelata una certa stanchezza, come se l’entusiasmo iniziale si fosse progressivamente affievolito nel corso delle repliche. Il pubblico, numeroso e accomodante, ha seguito con applausi facili una rappresentazione in cui la parola scenica si è spesso persa, lasciando che fossero i sottotitoli a guidare la comprensione.

Il giovane M° Riccardo Bisatti ha diretto con misura e senso delle proporzioni, contenendo l’orchestra e sostenendo gli interpreti, ma la sua direzione ha mostrato ancora necessità di maturazione, specie nei rapporti fra le sezioni orchestrali.

Dario Russo, basso non propriamente buffo, ha delineato un protagonista corretto ma privo di quella vivacità e flessibilità necessarie al ruolo; Marina Monzó ha offerto una Norina graziosa e squillante, ma dalla proiezione limitata; Jack Swanson, Ernesto, tenore chiaro e musicale, ha rivelato proiezione ridotta e acuti e sovracuti incerti; Nikolai Zemlianskikh, Malatesta elegante ma baritono vocalmente esile, ha convinto più per presenza che per timbro.
Corretti i comprimari; il coro, diretto da Luigi Petrozziello, è apparso sonoro ma debordante.
La ripresa della storica regia di Ugo Gregoretti, curata da Giandomenico Vaccari, ha conservato il ritmo comico originario, pur risentendo del tempo: troppi siparietti, troppe comparse, movimenti e gesti descrittivi anche bizzarri che hanno tolto leggerezza e sviato l’attenzione.

Le scene di Eugenio Guglielminetti, tutte all’aperto, hanno eliminato la dimensione domestica dell’opera; solo qualche trovata suggestiva, come la luna sul giardino, ha aggiunto un tocco poetico, grazie anche alle luci di Gaetano La Mela.
Una serata complessivamente composta, ma lontana dallo spirito arguto e scintillante che questo titolo richiede.
© Natalia Di Bartolo
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Foto di Giacomo Orlando
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