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PIOTR BECZAŁA in CONCERTO a LINZ – Il canto si gusta freddo

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di Natalia Di Bartolo – Piotr Beczała al Musiktheater Linz con la Bruckner Orchester e Marco Boemi: rigore, controllo e una prova d’inverno tra Verdi, Giordano e il repertorio polacco.


Il 24 gennaio 2026, al Musiktheater Linz, Piotr Beczała è tornato in concerto davanti al pubblico, accompagnato dalla Bruckner Orchester Linz e diretto da Marco Boemi, con un programma costruito su rigore, continuità e controllo. Per il tenore polacco, Linz non è stata una semplice tappa di tournée, ma una città legata alla propria formazione: qui ha fatto parte dell’ensemble negli anni iniziali e qui ha consolidato un metodo di lavoro che avrebbe poi sostenuto una carriera internazionale. La grande sala, ampia e acusticamente sincera, non concedeva scorciatoie, e un pubblico numeroso e partecipe, che riempiva platea e gallerie, seguiva con attenzione esigente ogni dettaglio dell’esecuzione. All’esterno la neve irrigidiva la città; all’interno, il canto era chiamato a misurarsi con condizioni tutt’altro che indulgenti.

Beczała si è presentato in uno stato di piena consapevolezza vocale. Il timbro ha mantenuto la sua luminosità naturale, ma è apparso guidato da una sobrietà ferma, priva di qualsiasi compiacimento. Il centro della voce è rimasto saldo e ben sostenuto, la linea continua e compatta, senza aperture superflue o cedimenti di tenuta. Anche l’immagine scenica – il volto scoperto, Piotr senza baffi – ha confermato una scelta di essenzialità: nulla di accessorio, tutto affidato alla solidità del canto. L’emissione non ha cercato l’effetto, ma la tenuta, il governo della frase, la coerenza del disegno musicale.

Nel repertorio italiano, “Forse la soglia attinse” da Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi (1859) si è distinto per equilibrio e continuità interna. La parola è risultata sempre presente, il fraseggio accurato, l’acuto integrato nella linea senza forzature. In Andrea Chénier di Umberto Giordano (1896), “Un dì all’azzurro spazio” è stato affrontato con nobiltà di accento e controllo del gesto vocale, evitando qualsiasi enfasi declamatoria e restituendo al personaggio una dimensione più trattenuta e riflessiva.

Accanto alle pagine vocali, l’orchestra ha avuto uno spazio significativo anche autonomamente. L’Intermezzo da L’amico Fritz di Pietro Mascagni (1891) ha offerto un momento di sospensione lirica, accolto con attenzione silenziosa dalla sala. Il M°. Marco Boemi ne ha guidato l’andamento con chiarezza e precisione, mantenendo la scrittura leggera e trasparente, e per l’intero concerto ha sostenuto e accompagnato l’interprete con competenza e stile, mentre la Bruckner Orchester Linz ha risposto con un suono morbido, ben fuso, capace di creare un clima raccolto, in netto contrasto con il gelo esterno.

Il nucleo più personale del concerto è emerso nel repertorio non italiano. Nato in Polonia, Beczała ha cantato qui nella propria lingua, non come dichiarazione identitaria, ma come prosecuzione naturale del proprio percorso artistico.

Halka di Stanisław Moniuszko (1819–1872), nella versione definitiva del 1858, appartiene a una tradizione in cui la parola ha un peso strutturale preciso. In questa pagina, il tenore ha evitato qualsiasi accento folklorico: il canto è rimasto lineare, sorvegliato, sostenuto da una dizione chiarissima, in cui l’accento linguistico ha inciso direttamente sulla costruzione della frase musicale. Ancora più significativo l’ascolto di Janek di Władysław Żeleński (1837–1921), opera composta negli anni Ottanta dell’Ottocento e oggi raramente eseguita. Qui la scrittura vocale, meno codificata e più discorsiva, richiede un controllo narrativo costante. Beczała ha risposto con una voce più contenuta e interna, lasciando che la lingua polacca, con la sua prosodia irregolare e complessa, agisse come elemento strutturante dell’espressione, senza diventare colore superficiale.

Come prima accennato, la direzione di Marco Boemi ha dato unità all’intera serata fin dall’inizio. I tempi sono risultati serrati, mai indulgenti; il suono orchestrale compatto, privo di retorica. La Bruckner Orchester Linz ha confermato una qualità solida e affidabile: archi ben legati, fiati precisi, equilibrio dinamico costante. Anche nelle pagine veriste, da Cavalleria rusticana a Pagliacci, la concertazione ha evitato qualsiasi gonfiatura sonora, sostenendo una linea vocale sempre controllata.

Al termine, la risposta del pubblico è stata calorosa e prolungata. Gli applausi hanno accompagnato una serata che non cercava l’effetto immediato, ma che proprio per questo ha convinto e coinvolto. La neve continuava a cadere su Linz, rendendo più duro il ritorno all’esterno; in sala restava l’impressione di un lavoro condotto con lucidità e disciplina.

Questo concerto si è collocato inoltre in un momento di passaggio preciso. Pochi giorni dopo, Beczała si è recato a Berlino, alla Staatsoper Unter den Linden, per le prove di Tosca in vista dell’8 febbraio. Un ruolo che impone resistenza, controllo e lucidità, affrontato in condizioni climatiche non meno severe. Tra Linz e Berlino, il lavoro del tenore ha mostrato una linea chiara: non cercare protezione, ma mantenere fermezza, continuità e responsabilità del gesto vocale.

Natalia Di Bartolo

Foto Philip Brunnader/ORF

 


PIOTR BECZAŁA – OPERA CONCERT

Piotr Beczała, tenore
Bruckner Orchester Linz
Direttore: Marco Boemi
Musiktheater Linz, 26 gennaio 2026

Programma
Giuseppe Verdi: Ouverture da I vespri siciliani; “Forse la soglia attinse” da Un ballo in maschera; “Ah, sì, ben mio, coll’essere” da Il trovatore; “La vita è inferno all’infelice” da La forza del destino.
Stanisław Moniuszko: Ouverture da Halka; “Szumią jodły na gór szczycie” da Halka.
Pietro Mascagni: “Mamma, quel vino è generoso… Turiddu?! Che vuoi dire?” da Cavalleria rusticana; Intermezzo da L’amico Fritz.
Giacomo Puccini: Intermezzo “La tregenda” da Le villi.
Ruggero Leoncavallo: “Recitar!… Vesti la giubba” da I pagliacci.
Władysław Żeleński: “Gdy ślub weźmiesz z twoim Stachem” da Janek.
Umberto Giordano: “Colpito qui m’avete… Un dì all’azzurro spazio” da Andrea Chénier.

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