di Natalia Di Bartolo – FAUST a Monaco: nuova produzione al Bayerische Staatsoper. Direzione di Nathalie Stutzmann, regia di Lotte de Beer.
Al Bayerische Staatsoper la prima di Faust dell’8 febbraio 2026 è stata un appuntamento di peso, determinato non tanto dall’eccezionalità in sé dell’evento quanto dalla combinazione del titolo e del contesto: Faust di Charles Gounod, terza e nuova produzione della stagione di uno dei teatri più autorevoli d’Europa. Non una semplice ripresa di repertorio, dunque, ma un titolo chiamato a occupare una posizione strategica all’interno della programmazione, con il compito implicito di delineare un orizzonte artistico e di dichiarare una linea di pensiero sul teatro musicale.
La serata ha assunto un significato ulteriore per il debutto sul podio monacense di Nathalie Stutzmann, chiamata per la prima volta a dirigere al Bayerische Staatsoper e alla quale è stato affidato uno dei capisaldi assoluti del repertorio francese. Direttrice francese di origine, ma artisticamente formata e affermata soprattutto in ambito germanico, classe 1965, di fatto adottata dal sistema musicale tedesco, Stutzmann si è trovata di fronte a un’opera che non richiede soltanto mestiere e controllo, ma una conoscenza profonda della lingua musicale, del tempo interno e della tradizione stilistica da cui nasce: quella dell’Opéra française nella sua dimensione più alta, dove eleganza formale, ambiguità drammatica e tensione morale convivono in un equilibrio delicatissimo.

L’esecuzione dell’ouverture (finalmente) a sipario chiuso e poi l’apertura all’inizio del primo atto hanno restituito immediatamente l’immagine di una produzione pensata per un’occasione ufficiale, con un impianto visivo di grande cura e un cast di primissimo livello. Tutto ha concorso a creare l’aspettativa di uno spettacolo costruito con attenzione e responsabilità, nel quale ogni elemento fosse chiamato a dialogare con gli altri. Faust si è presentato fin dall’inizio come un banco di prova totale, chiamando in causa voci, orchestra, regia e direzione in un equilibrio che non ammette scompensi né approssimazioni.
La lettura musicale di Nathalie Stutzmann si è collocata consapevolmente lontano da ogni tentazione spettacolare o interventista. La sua direzione non ha cercato il contrasto esasperato né l’urgenza teatrale immediata, ma ha privilegiato una costruzione ampia, sorvegliata, più contemplativa che aggressiva, fondata su un rispetto profondo e quasi deferente della partitura. Una scelta interpretativa chiara, coerente, che ha evitato qualsiasi forma di sovrapposizione personale per lasciare emergere il tessuto musicale nella sua interezza. Nel Faust di Gounod il tempo non è una superficie neutra da distendere a piacere, ma una forza drammatica e morale: seduce, promette, trattiene, poi conduce alla caduta. È il tempo stesso a generare il conflitto, a creare l’attesa, a rendere inevitabile il precipizio. In questa esecuzione diretta dalla Stutzmann, il tempo è stato lasciato agire dall’interno, senza forzature, permettendo alla scrittura di dispiegarsi nella sua naturale eleganza. La brillantezza non è stata cercata come effetto isolato, ma assorbita nella continuità della linea; la cantabilità non è mai scivolata nell’abbandono sentimentale, ma è rimasta carica di ambiguità e di presagio; la dolcezza non ha mai perso il suo carattere inquieto. Ne è derivata una lettura coerente e piena, che ha restituito integralmente Gounod, rinunciando all’urgenza immediata in favore di una costruzione musicale di ampio respiro, meditata e consapevole, quasi devota.
In questo quadro l’orchestra del Bayerische Staatsoper ha risposto con qualità straordinaria, seguendo la direzione con disciplina, precisione e finezza, restituendo una tavolozza timbrica ricca e trasparente, sempre controllata, capace di sostenere tanto i momenti lirici quanto quelli di maggiore densità teatrale senza mai perdere compattezza né chiarezza di disegno. La qualità dell’impasto sonoro e l’equilibrio fra buca e palcoscenico hanno contribuito in modo determinante alla tenuta complessiva dell’esecuzione, confermando ancora una volta il livello altissimo dell’orchestra monacense .
Su questo impianto musicale si è innestato un cast vocale di eccezionale livello, capace di sostenere una concezione così esigente senza mai perdere intensità.

Jonathan Tetelman ha dato vita a un Faust generoso e profondamente partecipato, sostenuto da una vocalità ampia, da fiati solidi e da una linea nobile e continua. Il suo Faust ha mostrato una progressiva immersione nel personaggio, fino a una conclusione segnata da una fatica percepibile ma autentica, che non ha scalfito la forza complessiva di una prova di altissimo livello.

Olga Kulchynska è stata una Marguerite di rara bellezza vocale e musicale: timbro luminoso, squillo naturale, fraseggio raffinato, perfettamente inscritto nella tradizione dell’opera francese. La sua interpretazione ha restituito una Marguerite mai passiva, sempre presente a se stessa, sorretta da una vocalità che unisce innocenza apparente e tensione interiore, rendendo il personaggio pienamente credibile sul piano drammatico. Una voce che sembra naturalmente destinata a questo repertorio e che apre prospettive importanti per ruoli affini, come Juliette.

Kyle Ketelsen ha offerto un Méphistophélès solido e autorevole, di forte presenza scenica e musicale. Se si può immaginare, per gusto personale, una vocalità ancora più cavernosa, resta una prova di grande intelligenza interpretativa, capace di inserirsi perfettamente nel disegno complessivo. Florian Sempey, Thomas Mole, Emily Sierra e Dshamilja Kaiser hanno completato il cast con professionalità, coerenza stilistica e senso dell’insieme, contribuendo a una resa vocale complessivamente di livello molto alto.

Il coro, preparato da Christoph Heil, ha dato una prova compatta, incisiva e musicalmente irreprensibile, diventando parte integrante della costruzione drammatica, sonora e visiva dell’opera.
Sul piano scenico lo spettacolo si è imposto come uno dei punti di forza più evidenti della produzione. La regia di Lotte de Beer ha costruito un impianto di grande intelligenza visiva e coerenza concettuale, evitando sia il realismo didascalico sia la provocazione gratuita. Le scene di Christoph Hetzer, i costumi di Jorine van Beek e le luci di Alex Brok, curate con estrema precisione, hanno dato vita a un mondo sospeso, senza tempo e senza luogo, in cui i personaggi sembrano collocati in una dimensione intermedia fra vita e morte, fra dannazione e redenzione.

L’ispirazione iconografica ha operato su più livelli. Da un lato l’universo visionario di Bosch, con richiami evidenti al Giardino delle delizie e alle sue derive infernali; dall’altro una forte impronta cromatica riconducibile a Delacroix, soprattutto nelle scene di guerra e dei soldati, dominate da rossi, aranci e tonalità incandescenti, di potente energia pittorica. La piattaforma girevole, simile a una superficie lavica, ha permesso una continua metamorfosi dello spazio scenico, alternando luoghi intimi e simbolici a grandi quadri corali, mentre la folla, come prima accennato, lungi dall’essere mero elemento decorativo, ha assunto una funzione morale e drammatica, diventando parte attiva del racconto.

I dissensi rivolti alla regia e ai costumi al termine della serata risultano difficilmente comprensibili di fronte a un lavoro così strutturato, colto e visivamente potente, capace di coniugare cultura figurativa, coerenza teatrale e forza simbolica senza scadere in soluzioni facili o compiacenti.
In un tempo in cui l’opera è spesso piegata a letture estranee alla sua natura o compressa entro logiche di effetto immediato, questo Faust ha scelto una via più esigente e meno accomodante: quella della fedeltà allo stile, della responsabilità musicale e della costruzione teatrale consapevole. Non un gesto clamoroso, ma un lavoro profondo, che restituisce all’opera di Gounod la sua complessità morale e la sua ambiguità drammatica, lasciando allo spettatore non un’impressione effimera, ma una materia su cui tornare a riflettere.
Natalia Di Bartolo
Foto © Bayerische Staatsoper
Bayerische Staatsoper – Monaco di Baviera
FAUST
di Charles Gounod
Nuova produzione
Direttore d’orchestra Nathalie Stutzmann
Regia Lotte de Beer
Scene Christof Hetzer
Costumi Jorine van Beek
Luci Alex Brok
Faust Jonathan Tetelman
Méphistophélès Kyle Ketelsen
Marguerite Olga Kulchynska
Valentin Florian Sempey
Siébel Emily Sierra
Marthe Dshamilja Kaiser
Wagner Thomas Mole
Coro del Bayerische Staatsoper
Maestro del coro Christoph Heil
Orchestra del Bayerische Staatsoper
Prima rappresentazione della nuova produzione, 8 febbraio 2026.
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